Friday 24th of September 2021

Emergenza e non Vedenti PDF Stampa E-mail
Scritto da Dott.sa Ida Roberta Plastina (Psicologa)   
Lunedì 19 Gennaio 2009 18:28

L’associazione “Tutela Civium”, nell’ambito delle sue diverse attività, ha promosso un progetto riguardante la “La formazione dei volontari di Protezione Civile per l’analisi e la pianificazione dei rischi, in relazione alle diverse abilità”.
Tale progetto attualmente ha trovato una concreta realizzazione rispetto alla disabilità visiva. La scelta di far partire i lavori da uno specifico ambito della disabilità, è stata determinata in primo luogo da un particolare interesse per l’argomento “emergenza”, da parte dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (U.I.C.I.), e d’altra parte, per ragioni prettamente pratiche, desunte dalla consapevolezza che analizzare tutte insieme le più importanti situazioni di handicap, data la loro eterogeneità, avrebbe significato o attualizzare il progetto fra molti anni (il tempo necessario di studiare le peculiarità di ogni situazione), oppure proporre un progetto che di fatto, non avrebbe avuto alcuna validità e possibilità di applicazione. Si è quindi volutamente circoscritto, per il momento, il campo d’indagine alla cecità e all’ipovedenza.

 

Il progetto proposto dall’associazione “Tutela Civium”, nasce dalla constatazione che nei piani di protezione e/o nella pianificazione dei servizi nell’emergenza, l’attenzione alle persone con disabilità risulta ancora carente. Attraverso tale progetto, l’Associazione si propone quindi di muovere dei primi, anche se piccoli passi, verso una più attenta riflessione sulla condizione del disabile in caso di emergenza, così che, quel concetto tanto dibattuto di integrazione non rimanga solo ancorato all’apparenza, ma possa concretizzarsi in ogni manifestazione dell’esistenza umana, e in particolare nelle sue manifestazioni più tragiche, quando avere una disabilità non deve, e non può, significare andare necessariamente incontro al rischio concreto di perdere la vita.
L’attenzione alla disabilità, in situazioni emergenziali, assume ancora più rilevanza se si considera l’eterogeneità territoriale dell’Italia, quindi le diverse condizioni morfologiche strutturali che, comportano l’esposizione a numerosissimi rischi, da quello sismico a quello relativo alle inondazioni, alle frane, o agli incendi.
Gli obiettivi prefissati nel progetto presentato da “Tutela Civium” sono essenzialmente due, da un lato la formazione dei volontari, affinché intervengano in modo adeguato e competente con i non vedenti e gli ipovedenti, dall’altro, la formazione degli stessi non vedenti e degli ipovedenti, perché conoscano le risorse che possono utilizzare in queste situazioni drammatiche, e quindi possano avere dei comportamenti adeguati, che gli diano la concreta opportunità di mettersi in salvo.
 Uno dei più importanti compiti affidati alla Protezione Civile, è quello di proteggere i cittadini dai danni derivati dalle calamità e di aiutarli a prepararsi per rispondere adeguatamente a queste situazioni. Tali responsabilità sono rivolte a tutti i cittadini tuttavia, ma come si è detto, vi è ancora una scarsa considerazione del disabile in emergenza. La Protezione Civile fa più spesso, riferimento alla disabilità in termini di risposte adeguate che il volontario può dare alle persone con handicap coinvolte nell’emergenza (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione Civile, 2007). Questa prospettiva, dalla quale viene affrontata la problematica della disabilità in situazioni calamitose è sicuramente essenziale, è infatti importante conoscere come ci si comporta in una situazione tanto particolare, con una persona disabile e nella fattispecie con una persona non vedente. Tuttavia anche i disabili, potrebbero essere i destinatari di iniziative, che gli consentano di “prepararsi” all’emergenza, secondo regole che più li caratterizzano.
Di certo, non si può credere che una formazione preventiva possa impedire a queste persone di essere esposte ad un grave rischio, ma questa considerazione non è tanto legata all’essere disabili, quanto in primo luogo alla gravità dell’evento; inoltre, pur considerando questi soggetti come più a rischio in tali drammatiche situazioni, l’informazione e il confronto anticipato con queste evenienze, gli permetterebbe almeno, di non trovarsi completamente impreparati. 
Una maggiore attenzione alla disabilità in emergenza è stata invece riscontrata negli Stati Uniti, dove già da qualche anno, si è denunciata l’incapacità di rispondere in modo adeguato alle particolari esigenze dei soggetti disabili in contesti emergenziali. In particolare, gli studi in questa direzione, hanno subìto un importante incremento a seguito dell’11 settembre 2001, negli anni successivi sono state, infatti, condotte diverse indagini dalla National Organization on Disability (NOD), volte a comprendere, se le persone con disabilità conoscessero i modi più adeguati per rispondere all’emergenza. Da tali inchieste emerse che, solo una bassissima percentuale di disabili avevano informazioni a riguardo. Pertanto, a partire da questa realtà sono stati condotti numerosi studi e intraprese diverse iniziative, attraverso le quali è stata particolarmente evidenziata la necessità di aiutare le persone con disabilità, anche preparandole ad affrontare l’emergenza. Un progetto dal nome “Nobody Left Behind: Investigating Disaster Preparedness and Response for People with Disabilities,” è stato promosso ad esempio, presso l’Università del Kansas, nel 2004. Tale studio aveva lo scopo non solo di approfondire, ma soprattutto di indirizzare il tema della prevenzione delle calamità, e delle procedure di salvataggio alle persone con disabilità. La Croce Rossa Americana ha, poi pubblicato un opuscolo, specificatamente rivolto alla popolazione con handicap, in cui si spiega come affrontare l’emergenza; e sul web, non è difficile trovare indicazioni per il disabile, su ciò che c’è da fare in caso di emergenza .
I non vedenti o gli ipovedenti rispondono alla paura allo stesso modo di qualsiasi altra persona: attivandosi nel tentativo di difendersi. L’essere cieco o il vedere male non implica, quindi, necessariamente, una reazione di passiva attesa di fronte ad una situazione pericolosa. È però importante riflettere sulle difficoltà che un non vedente può incontrare nel tentativo di mettersi in salvo, in un contesto emergenziale: da un lato c’è la necessità di orientarsi in una situazione che è nuova, che fa paura, in cui molto spesso i rumori si sovrappongono impedendone una corretta percezione; dall’altra parte ci sono poi, i possibili ostacoli che inevitabilmente dopo un evento calamitoso rendono il percorso verso l’uscita più complesso. La situazione diviene ancora più difficoltosa, se si pensa alla possibilità che il non vedente si possa trovare in un luogo a lui non familiare, ciò comporta infatti, l’assenza di una mappa mentale precostruita della struttura, che invece, potrebbe consentire di dirigersi più facilmente verso una via di fuga. Queste ultime considerazioni, non permettono di respingere l’idea che i non vedenti o gli ipovedenti, siano persone più a rischio, in queste particolari situazioni; ne deriva quindi, sia l’importanza di una più attenta considerazione delle particolari esigenze di questi soggetti in situazioni di emergenza, sia la necessità di informarli rispetto a tali evenienze.
Dando il mio contributo nello sviluppo della parte psicologica del progetto promosso da “Tutela Civium”, ho avuto modo di incontrare molti non vedenti e ipovedenti e di parlare loro di tale iniziativa, ciò che più li colpiva del progetto, era il presentare una visione della cecità e dell’ipovedenza non necessariamente legata alla cura e all’assistenza. Lo scopo ultimo che la nostra associazione si propone è infatti quello di sottolineare e lavorare sulle risorse che queste persone possiedono, coltivando quindi la convinzione che, se adeguatamente informati e formati, i disabili visivi, possano avere un ruolo attivo e funzionale alla propria sopravvivenza  anche in situazioni di emergenza .
 È questo modo “diverso” di approcciarci all’handicap, considerandolo quindi più che nei suoi limiti, nelle sue potenzialità,  che ci piace vivere e trasmettere.

Per ulteriori informazioni sulla ricerca concernente la disabilità visiva in emergenza visitato il nostro forum o scrivete a  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Gennaio 2009 17:51 )
 

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